SARDINIA URBEX IN UNA INDUSTRIA TESSILE ABBANDONATA
Nel cuore della Sardegna, nella vasta area industriale di Ottana, sorgono i resti di quello che un tempo rappresentava uno dei più importanti poli produttivi del settore tessile dell’isola: la Legler di Ottana.
Un grande complesso industriale che, per anni, ha rappresentato una concreta opportunità di lavoro per centinaia di famiglie, contribuendo allo sviluppo economico di un territorio storicamente legato alla pastorizia e all’agricoltura.
La sua storia è strettamente collegata a quella dell’industrializzazione della Sardegna centrale, un ambizioso progetto che avrebbe dovuto trasformare profondamente l’economia locale, creando occupazione e nuove prospettive per le generazioni future.
Come accaduto a numerose altre realtà industriali sarde, tuttavia, anche la Legler ha dovuto fare i conti con una crisi progressiva, culminata nella cessazione delle attività produttive e nel successivo abbandono degli stabilimenti.
Nel 2024 ho avuto modo di visitare questo luogo, oggi testimonianza silenziosa di una stagione industriale fatta di grandi aspettative, importanti investimenti e, purtroppo, altrettante delusioni.
UN PO‘ DI STORIA
Le origini della Legler risalgono al 1875, quando una famiglia di imprenditori svizzeri diede vita a un’attività tessile destinata a diventare una delle realtà più importanti del settore cotoniero italiano.
L’azienda sviluppò progressivamente le proprie attività nella provincia di Bergamo, distinguendosi nella produzione di tessuti di cotone, velluti e, successivamente, denim, il caratteristico tessuto utilizzato per la realizzazione dei jeans.
Durante il Novecento la Legler conobbe una notevole espansione, arrivando a collaborare con importanti marchi della moda e affermandosi anche sui mercati internazionali. Negli anni Settanta divenne uno dei principali produttori europei di denim.
La presenza del gruppo in Sardegna si inserisce nella più ampia storia dell’industrializzazione dell’isola. Attraverso diverse iniziative e acquisizioni, la Legler arrivò a gestire tre importanti stabilimenti tessili situati a Macomer, Ottana e Siniscola.
Questi impianti costituivano un sistema produttivo di grande rilevanza per la Sardegna centrale, offrendo occupazione a numerosi lavoratori e contribuendo a sostenere l’economia di intere comunità.
Lo stabilimento di Ottana rappresentava una componente fondamentale di questo sistema industriale, inserito in un territorio che, a partire dagli anni Settanta, era stato interessato da ingenti investimenti destinati alla creazione di un grande polo produttivo.
Le aspettative erano elevate: l’industria avrebbe dovuto garantire uno sviluppo economico stabile, ridurre la disoccupazione e contrastare lo spopolamento delle aree interne.
Con il passare degli anni, però, il settore tessile italiano iniziò ad attraversare profonde trasformazioni. La crescente concorrenza internazionale, soprattutto da parte dei Paesi caratterizzati da costi di produzione inferiori, mise progressivamente in difficoltà numerose aziende europee.
Anche la Legler cominciò a risentire di questa situazione. Le difficoltà commerciali e finanziarie si aggravarono nel corso degli anni, nonostante i tentativi di riorganizzazione e rilancio delle attività produttive.
La crisi divenne particolarmente evidente nella seconda metà degli anni Duemila.
Nel 2006 lo stabilimento di Ottana contava ancora 317 dipendenti, ma già 120 lavoratori furono interessati da misure di cassa integrazione. Si cercò contemporaneamente di rinnovare parte degli impianti, prevedendo il trasferimento di 70 telai dallo stabilimento bergamasco di Ponte San Pietro.
Gli interventi, tuttavia, non furono sufficienti a risolvere i problemi strutturali dell’azienda.
Nel settembre del 2007, a causa della mancanza di commesse, venne annunciata una nuova sospensione della produzione negli stabilimenti sardi. Per Ottana la fermata era prevista a partire dal primo ottobre.
La situazione continuò a peggiorare, fino al definitivo tracollo finanziario del gruppo.
Nel luglio del 2008 la Legler cambiò denominazione in Texfer e venne avviata la liquidazione volontaria. Successivamente il gruppo fu ammesso alla procedura di amministrazione straordinaria, ma i tentativi di salvaguardare le attività produttive non ebbero successo.
Nel 2010 arrivò il fallimento delle società del gruppo. Per Texfer Ottana la procedura si concluse con il fallimento nel mese di novembre, segnando la fine di una lunga vicenda industriale che aveva coinvolto centinaia di lavoratori e le loro famiglie.
Quella della Legler è una storia che racconta non soltanto l’ascesa e il declino di un’importante realtà tessile, ma anche le difficoltà incontrate dal processo di industrializzazione della Sardegna centrale.
Un progetto nato con l’obiettivo di creare benessere e occupazione, del quale oggi rimangono grandi complessi industriali dismessi e il ricordo di un passato in cui queste fabbriche rappresentavano una promessa di futuro.
Per approfondire la storia industriale di Ottana e le vicende della Legler, è possibile consultare il dossier dedicato all’area di crisi industriale pubblicato dalla Regione Autonoma della Sardegna.
Scopri anche le altre esplorazioni di Sardinia Urbex dedicate al patrimonio industriale abbandonato della Sardegna.
NOTA:
Le foto in tutti gli articoli sono pubblicate esclusivamente per documentare la bellezza di questi posti e non sono un invito a replicarle. Sardinia Urbex declina la propria responsabilità di fronte ad atti vandalici e sconsiglia l’ingresso.


































